Un saluto a….

E come vuole la tradizione…il blog dei Bobi in Viaggio non può che terminare con un post fatto direttamente dall’aeroporto (in questo caso di Lima). 

Oggi sono tre i voli che ci riporteranno a casa:
Cusco – lima
Lima – Madrid
Madrid- Venezia 
Durante le varie soste quindi ne approfittiamo per i saluti.

Un saluto alla Pacha Mama ovvero alla madre terra, alle montagne e gli enormi vulcani delle Ande, le profonde vallate verdi e gli sconfinati altipiani desertici che ti fanno capire quanto piccolo piccolo sei e quanto la natura sia immensa (lo capisci subito che sei una nullità quando a 4000 m slm ti manca il respiro e fatichi anche solo a camminare ). Ai lama, agli alpaca e alle vigogne con tutto il loro pellicciotto morbidissimo ai maestosi Condor ai bellissimi fenicotteri, ai Picchi,  agli Ibis e al simpatico scoiattolo andino (vedi post dedicato).

Un saluto all’Acqua, preziosa fonte di vita che in tutte le sue forme: fiumi, torrenti, laghi, ghiacciai… lei sola permette l’esistenza e la sopravvivenza del genere umano.

Un saluto al Cielo che, se è vero che non è molto affidabile  (un detto peruviano recita:”Non ti fidare, di un cane che abbaia, del pianto di una donna, del cielo delle Ande”) è anche vero che ci ha regalato scenari letteralmente mozzafiato (e foto da cartolina).

Un saluto agli Inca popolo misterioso ma ricco di cultura e in grado di lasciarci dei tesori di inestimabile valore che siano essi monili di oro o strutture in pietra dall’incastro perfetto. Un popolo che non è scomparso con l’arrivo dei conquistadores ma è vivo e vegeto nei volti delle persone che abbiamo avuto il piacere di conoscere nelle loro parole e nei loro gesti e quindi…

Un saluto alla gente del Perù, alle guide pazienti  disponibili e preparatissime, agli autisti abili e sempre allerta (con le strade e il traffico che ci sono qui è fondamentale credeteci), alle persone del luogo sorridenti ed ospitali, ai bambini dagli occhi grandi e felici in cui è possibile vedere il riflesso della magia di questo paese che è il Perù.

Un saluto al Perù da tutto il gruppo di avventurieri…

I Bobi

Il Gran Finale! Machu Picchu

Poche parole e molte immagini per quello che è il gran finale del tour in Perù dei Bobi. Il sito archeologico Inca di Machu Picchu (questa volta la foto è nostra 🙂 )!

Non c’è molto da aggiungere da parte nostra su questo fantastico posto, emblema del paese e noto in tutto il mondo.
Complici le condizioni meteo perfette, ce lo siamo goduto alla grande (nonostante il grande numero di turisti che, come noi, erano impazienti di vedere e scoprirne ogni scorcio) e l’abbiamo osservato in tutte le sue possibili angolazioni, attraversandolo in tutti i suoi quartieri: quello dedicato ai templi religiosi e astronomici, quello residenziale, quello agricolo e persino quello industriale! (con le botteghe e i magazzini).

Grazie all’aiuto della nostra guida, ci siamo anche potuti soffermare su alcuni dettagli molto interessanti, come alcune pietre sacre poste nel sito in punti strategici in modo da venire illuminate dal primo raggio di luce dei solstizi o degli equinozi o, ancora, dai raggi di sole dello zenith o anche in modo da indicare esattamente i punti cardinali fungendo così da bussola. Questi aspetti, uniti all’incredibile precisione millimetrica in cui le pietre venivano posate anche nelle costruzioni (soprattutto quelle religiose), edifici o anche nei terrazzamenti, ci hanno permesso di percepire il rispetto e la devozione del popolo Inca nei confronti degli dei, della natura e delle sue manifestazioni.

Una grande lezione per i popoli di oggi che si definiscono moderni e avanzati ma che spesso, purtroppo, dimenticano che le forze naturali possono essere fonte di vita ma anche di morte e che, in quanto tali, devono essere rispettate.
E dopo questa infusione di sapienza antica e di energia spirituale, i Bobi non possono fare altro che riprendere il loro viaggio e tornare verso casa mantenendo nella mente e nel cuore gli splendidi panorami, i volti,la gente e la storia di questo magico e misterioso paese che è il Perù.

I Bobi

Perù, il paese della patata

Cosa vi viene in mente quando pensate al Perù?
Forse alle alte montagne andine, o forse ai tessuti variopinti ed ai tipici cappellini con i copri orecchie?


O forse vi viene in mente il suono del flauto andino, anche detto flauto di pan o zufolo?


Beh…nessuno di questi aspetti in realtà è più tipico in Perù dell’argomento di questo post: la PATATA.
Sapete quanti tipi di patate esistono in Perù? più di 3000! E alcune di queste tipologie possono essere addirittura coltivate negli altipiani andini a più di 4000 metri slm!


I peruviani non riescono a concepire un solo piatto che non comprenda la patata come ingrediente, che sia esso una zuppa, un piatto principale o addirittura un’insalata di antipasto.


La patata e la sua coltivazione sono un’aspetto molto caratteristico della cultura peruviana, ereditato dalla storia pre-Inca, nell’epoca Inca conobbe il suo massimo splendore quando gli Inca iniziarono a coltivare e selezionarne le varie sotto-tipologie sfruttando un metodo assolutamente ingegnoso: un sistema di terrazzamenti circolari e concentrici, più o meno profondi, che permetteva loro di selezionare e coltivare diverse piante generando una sequenza di micro-climi anche moto diversi tra loro (tra il cerchio più superficiale e quello più in basso poteva esserci anche una differenza di temperatura di 6 gradi!). Erano delle piccole serre di sperimentazione, ma questo sistema permetteva loro anche di acclimatare i vari semi e tuberi per spostarli da una zona ad un’altra del loro territorio. Con la stessa tecnica, per esempio, gli Inca hanno generato più di 300 tipi diversi di mais ancora oggi presente nel territorio peruviano!


Le curiosità sulla patata peruviana non sono finite qui. Altro aspetto caratteristico riguarda la sua conservazione (anche questa ereditata dalla cultura Inca). Le patate, quando non possono essere consumate fresche, vengono disidratate (come quelle che teniamo in mano nella foto principale). In questi giorni, durante il nostro tour, ci è capitato più volte di vedere contadini stendere sul terreno le patate e lasciarle lì giorno e notte. Lo scopo è quello di far si che queste vengano ripetutamente asciugate dal sole e ghiacciate dalle basse temperature. Attraverso questo procedimento tutta l’acqua contenuta nel tubero viene eliminata portando a numerosi vantaggi. Il primo, il più ovvio, è la sua facile conservazione. La patata in questo modo non marcisce, non può essere attaccata da insetti o parassiti e non germoglia. Resta inerte e può essere consumata anche 12 anni dpo la sua raccolta!
Il secondo vantaggio (forse oggi meno sentito, ma in epoca Inca altrettanto importante) è che in questo modo la patat pesa molto meno e può essere pertanto trasportata più facilmetne. Dovete infatti sapere che gli Inca non conoscevano la ruota (o comunque non sapevano che farsene, vista la conformazione del loro territorio) e che ancora oggi molti contadini usano i tipici tessuti peruviani come sacche per trasportare i materiali direttamente sulle spalle, o si aiutano con i lama che comunque non riescono a traspirtare più di 30kg di peso).
A questo punto però sorge spontanea una domanda: come si mangia una patata disidratata?
I peruviani riescono ad cucinarla in tanti modi diversi. La reidratano bollendola in acqua calda oppure la macinano creando una farina dai mille usi in cucina. Qualche esempio? Zuppe, purè, timballi e persino torte!
Insomma…la patata è preziosissima…in Perù…e nel mondo 😛

I Bobi

Cusco, l’ombelico del mondo

Oggi i Bobi sono a Cusco, la grande capitale dell’impero Inca o, come loro stessi la definivano, l’ombelico del mondo. Veniva chiamata in questo modo poichè, grazie alla sua posizione geografica centrale rispetto all’intero territorio Inca (che all’epoca era grande quasi quanto l’Europa continentale), fungeva da crocevia e punto strategico nonchè fulcro della cultura e della religione.


Per questo nella città attuale e nelle sue vicinanze si possono osservare ancora oggi alcuni resti dei meravigliosi templi Inca. Primo fra tutti il bellissimo complesso templare di Quirikancha che gli Inca avevano indicato come l’ombelico della città (ovvero l’ombelico dell’ombelico, essendo al centro del centro dell’impero). Questo complesso, dalle pietre con incastri tanto perfetti da risultare incredibili (gli Inca adoravano il gioco dei lego perchè con la stessa tecnica costruivano i loro edifici solidissimi e antisismici) era stato quasi completamente distrutto dai conquistadores ma le sue fondamenta e alcune sue parti erano state utilizzate poi come basamenti per una delle principali chiese cattoliche della città (santo domingo).

Quando nel 1678 la chiesa fu praticamente rasa al suolo da un terremoto, emersero nuovamente i resti Inca che a quel punto furono recuperati e valorizzati come si deve. Gli storici e gli archeologi riuscirono a ricostruire solo una parte dei templi, ma sufficiente a far capire la grandezza del luogo, disseminato di grandi strutture di pietra viva e levigata a mano e dedicate agli dei, ovvero alle forze della natura: sole, luna, stelle, fulmine, arcobaleno. Ma era il tempio dedicato al dio sole il più prezioso, tanto da risultare accessibile solo per il capo Inca e di questo tempio è rimasta una nicchia che corrisponde al fulcro di tutto, al centro del centro del centro…all’ombelico dell’ombelico dell’ombelico.


In realtà comunque anche le altre divinità erano molto importanti per la popolazione Inca. Il tempio delle stelle era decorato con pietre preziose la cui luce si rifletteva negli equinozi, mentre il tempio dell’arcobaleno era decorato con lastre dorate.
Proprio l’arcobaleno è forse il simbolo che più è sopravvissuto fino ai giorni d’oggi nella cultura degli abitanti di Cusco. Infatti, ancora oggi la bandiera della città è composta da righe orizzontali dei 7 colori dell’arcobaleno…vi dice qualcosa? esatto, è proprio la stessa bandiera della pace.


I Bobi

Perù – un paese in movimento

Forse non tutti sanno che…il Perù è un paese ad altissimo rischio sismico. E non intendiamo dire come l’Italia ma come il Giappone!
Terremoti 8 gradi Richter per più di 2 minuti e conseguente rischio tsunami come quelli che hanno raso al suolo la costa nel 2007, non sono cose da poco e facciamo fatica ad immaginarli.
Tuttavia, non sono così rari, purtroppo, qui in Perù. E questo a causa della posizione del paese che si trova proprio sopra ad una enorme faglia molto attiva. Le testimonianze di questa attività geologica presente in tutto il paese sono ovunque:
Dalle alte scogliere che si possono scorgere anche visitando il parco naturale di Paracas e che non sono altro he il risultato dello slittamento di una faglia sull’altra…


…Alle enormi crepe sul terreno che costeggiano anche le vie stradali principali (vd. foto principale)
Dalle zone termali della valle del Colca (meraviglioso immergersi in vasche naturali con acqua sulfurea a 38 gradi centigradi, ma la parte più interessante è uscire dall’acqua calda e raggiungere il tuo lodge in accappatoio 😛 roba da temerari)…


…Alle enormi montagne che sovrastano gli altipiani andini e che sono, o erano comunque, grandi vulcani molto attivi. Noi stessi abbiamo notato più di qualche ‘pennacchio di fumo’ uscire da diverse montagne durante il nostro viaggio che altro non era che uno sbuffo del vulcano allo scopo di far capire a tutti chi comanda ancora da queste parti.

 


Gli effetti degli ultimi terremoti sono evidenti non solo per il gran numero di edifici demoliti o danneggiati e crepati che possono ancora essere osservati lungo le strade che abbiamo percorso ma anche per la grande attenzione con cui i peruviani hanno indicato in ogni dificio pubblico (hotel, ristoranti, bar…) i punti più sicuri in caso di sisma (con cartelli oppure strisce tracciate sul pavimento).

Fa un pò di impressione, è vero, ma rassicura anche sapere che ogni edificio ha dei punti sicuri sotto cui ripararsi in caso di terremoto. Certo…non abbiamo nessuna voglia di testare l’effettiva correttezza della posizione dei cartelli comunque 😛

I Bobi

Le isole degli Uros, la società delle canne

Oggi i Bobi rimangono in alta quota (3800m slm) per visitare il lago più alto del mondo… Il lago Titicaca! Una parte ti questo lago profondo ben 300m circa, largo 65km e lungo ben 204km è dimora di un’antica popolazione che per certi versi assomiglia proprio ai Veneziani.

La popolazione degli Uros infatti per sfuggire alla furia degli Inca è stata costretta ad abbandonare la terraferma per vivere nelle tranquille acque del lago Titicaca. Inizialmente le case venivano costruite direttamente nelle imbarcazioni ma con il passare del tempo affinarono la tecnica arrivando a creare delle vere isole artificiali fatte da una base di zolla galleggiante ricoperta da strati di canne di totora, una pianta che cresce abbondate nel lago. Ma gli Uros riescono a sfruttare i canneti del lago in mille altri modi: ci costruiscono le loro abitazioni, le imbarcazioni e addirittura le torrette di avvistamento, le decorazioni della loro isola e tutti i souvenir che poi vendono per il loro sostentamento.

Durante la nostra permanenza questa simpatica popolazione ci ha illustrato il metodo di costruzione di queste isole galleggianti che hanno però una durata massima di 30 anni circa. Nonostante la continua aggiunta di canne necessaria per mantenere la pavimentazione asciutta al termine della vita dell’isola tutte le abitazioni devono necessariamente essere trasferite in una nuova isola che sarà costruita per l’occasione con l’aiuto di tutta la comunità.

Ora, allettati dalle comodità della terraferma, gli abitanti di queste isole sono diminuiti considerevolmente (circa dell’80%) arrivando a 1200 unità. Un altro problema di questa piccola comunità è infatti che la vità media è piuttosto bassa (circa 60 anni) a causa dalla forte umidità (reumatismi) proveniente dal lago e dallo scarso ricambio genetico.

Vivere su isole galleggianti però ha i suoi vantaggi e come ci spiegava il capo dell’isola dove siamo stati, se i vicini sono troppo rumorosi puoi sempre togliere gli ormeggi e spostarti in una zona più tranquilla, ma essendo le isole abitate da interi nuclei famigliari, se la moglie litiga con la suocera l’isola può esser letteralmente tagliata con la sega e spostata in un’altra area del villaggio. Un ottimo metodo per evitare tensioni familiari.

I Bobi

Perù – Animali bizzarri e dove trovarli

Oggi giornata dura per i Bobi in Viaggio, sveglia ora 5.00 destinazione Valle del Colca. La particolarità di questa valle, che ospita nella sua cavità il fiume Colca, è quella di raggiungere i 3400 metri di profondità facendone il canyon più profondo al mondo e noi foto di questa meraviglia ne abbiamo fatte davvero tante. Il paesaggio è mozzafiato, la strada sterrata, le curve a strapiombo e le gallerie scavate a mano fanno sicuramente la loro parte, ma sono i terrazzamenti disseminati ovunque a farla da padrone.

In questo ambiente tipicamente Peruviano, tra villaggi sempre in festa e coloratissime bancarelle un po’ ovunque la nostra metà finale è stata “La Croce del Condor”, ovvero il punto più bello per ammirare questa valle, nonchè con un po’ di fortuna il posto esatto da dove la mattina si librano in aria gli omonimi uccelli re della valle… i Condor! Questi uccelli che sfruttano le correnti ascensionali per andare alla ricerca delle carcasse di cui si nutrono, hanno un peso da adulti di circa 12-13kg e un’apertura alare di 3m, sono monogami e allevano un cucciolo ogni due anni.

Ma in questo bellissimo viaggio nel Perù selvaggio gli animali incontrati sono stati molti, il sempre presente Lama e il simpaticissimo Alpaca sono praticamente ovunque nelle enormi distese di alta quota e vengono allevati sia per la loro carne sia per la loro famosissima lana (Alpaca è quello con la pelliccia fino alle guance).

Con un po’ di fortuna è possibile vedere anche piccoli gruppi di Vigogne, animali dal pelo pregiatissimo sia per la lentezza con cui ricresce dopo esser stato tosato (circa due anni) e sia per l’impossibilità di allevarlo (lo stress non gli permette di riprodursi), sono molto difficili da catturare anche perchè riescono a correre addirittura fino a 50Km per sfuggire dalle situazioni di pericolo. Questo animale è così prezioso che è divenuto uno dei simboli del Perù.

Ma ecco che arriva il più simpatico di tutti, spunta da dietro una roccetta con il suo buffo musetto e i baffetti da sparviero lo scoiattolo delle Ande, ovvero il parente montanaro del cincillà. A differenza dei suoi parenti europei questo paffuto animaletto non riesce a salire sugli alberi perchè non se ne trovano, per questo motivo passa le sue giornate appollaiato tra i sassi perfettamente mimetizzato a prendere il sole.

Ma finiamo ora con un uccellino leggendario, nel senso che al suo piumaggio è legata una leggenda Inca che ancora oggi viene narrata dalle nonne ai nipotini. Trattasi del Picchio Andino, questo uccellino che per ripararsi dal freddo pungente delle Ande costruisce il suo nido bucando col becco gli strati di roccia, viene preso come cattivo esempio dagli anziani dei villaggi. Si narra infatti che il Picchio (che all’epoca era in grado di parlare) avesse mentito a Mosè riguardo alla presenza di terraferma su cui sbarcare. Per punizione, quindi, Mosè gli tolse la capacità di parlare e pose la sua lingua dietro la testa dove ancora oggi è visibile come un pennacchietto rosso. Le nonne peruviane redarguiscono i nipotini dicendo loro che se dicono bugie rischiano di fare la fine del picchio (un po’ come il nostro Pinocchio).

I bobi

Perù – un paese…verticale

Alcuni studiosi e appassionati del Perù l’hanno definito ‘il paese verticale’ e la ragione è facilmente intuibile. Ad eccezione della sottile strisciolina di costa (desertica e nebbiosa) e dell’area amazzonica posta dietro alle Ande, per la stragrande maggioranza del suo territorio, il Perù è un paese coperto da enormi montagne, il che significa che per spostarsi…bisogna salire e scendere di continuo.
E qui le cose iniziano a farsi più complesse e più interessanti per i Bobi in viaggio.
Oggi l’intera combriccola si è avventurata nella prima grande scalata alle vette andine (principalmente col pulmino, ovviamente, ma ugualmente impegnativa dal punto di vista fisico, ve lo assicuriamo).


Partendo dalla città di Arequipa a 2335m slm, siamo saliti attraverso le strade che attraversano le Ande (parte delle quali ricalcano gli antici tracciati Inca) salendo mano a mano di quota percorrendo un sussegguirsi di altipiani circondati da vulcani di 6000 mt, disseminati da crateri e abitati solamente da pastori, lama, alpaka e vigogne, arrivando fino a 4910m slm! Un vero record!!!


E possiamo dire con orgoglio che ognuno di noi ha reagito splendidamente al male di alta quota.
Grazie ad un pò di pane, caramelle di coca e taaaaanto matè di coca zuccherato, siamo arrivati sani e salvi fino in cima per poi scendere alla meravigliosa valle del Colca caratterizzata dai grandissimi terrazzamenti e da fonti termali che sono un toccasana per chi, come noi, cerca un pò di relax.


Certo…la valle sembra bassa ma in realtà si trova a 3650m slm…e anche adesso che cerchiamo di recuperare le forze nei nostri lodge in riva al torrente che taglia a metà la vallata…qualche effetto si sente…testa un pochino frastornata…passo incerto…e fiatone al primo sforzo.

Un’impresa letteralmente…mozzafiato! 😛

I Bobi

Arequipa – La città bianca

Dopo un lungo e tortuoso tragitto in pulmino (durato ben 10 ore), attraversando deserti di sabbia e di roccia, tra massi pericolanti e dune di sabbia che ostruivano la famosa Panamericana (la strada che collega l’Alaska al Cile), siamo finalmente arrivati alla città di Arequipa (2335m slm) dove abbiamo trascorso la notte pronti per la visita della città e sopratutto per iniziare gradualmente l’ascesa verso le Ande.

Questa città è situata in una bellissima e mite (nonostante qui sia inverno) pianura verdeggiante circondata da vulcani (non tutti inattivi) alti bel oltre i 6000m. Per questi motivi, nonostante l’altitudine, questa città non può certo esser considerata una località di montagna, anche se dopo qualche ora di passeggiate per il centro vi potrebbe mancare il fiato (più che altro per via dello shopping sfrenato alla ricerca di maglioni o sciarpe di pura alpaka 😛 ).

Arequipa viene anche detta “la città bianca”, non certo per la neve che a queste latitudini è presente solo sopra i 5000m, ma per alcune curiose ragioni storiche. La prima narra infatti che per combattere il degrado estetico dato da alcune case il cui intonaco non veniva manutenuto correttamente, fosse stata emanata una legge per rimuovere l’intonato da tutte le abitazioni, riportando così al bianco naturale della pietra l’intera città. La seconda invece riporta il motivo alla grandissima percentuale di popolazione spagnola anzichè Inca (e quindi di pelle chiara anzichè mulatta) presente nella città. Pur essendo infatti fondata dai guerrieri Inca che in discesa dalle montagne trovarono nella verde vallata fertile un ottimo motivo per fermarsi (Ari qhipay = fermatevi qui), la città è stata in un secondo tempo rifugio della popolazione spagnola che normalmente abitava le coste adiacenti la zona ma che fu costretta a fuggire a causa di un’epidemia.
E proprio la convivenza tra la popolazione indigena Inca e i conquistadores spagnoli ha dato vita ad una delle caratteristiche architettoniche più peculiari della città: lo stile meticcio. Con questo termine si indica la coesistenza nei luoghi di culto dei più classici simboli religiosi cattolici (croci, santi, angeli…) con i simboli legati alla religione panteista Inca quali fiori, piume, mais ed elementi naturali di ogni genere.

Per la popolazione Inca anche le montagne venivano adorate come dei. E la ragione era semplice da capire: i vulcani intorno alle loro città non facevano che esplodere in enormi eruzioni e grandi boati che sconquassavano letteralmente i pavimenti delle loro abitazioni.
Rispetto a tali potenze della natura gli Inca non potevano che vedersi come degli esseri inferiori e sono ricorsi quindi a qualsiasi mezzo nel tentativo di imbonire gli dei. Sicuri che questi esseri soprannaturali potessero esser quietati solo con il sangue, i capi Inca sono ricorsi addirittura ai sacrifici umani (in particolare, di bambini) le cui testimonianze impressionanti sono state ritrovate in diversi punti dei pendii dei vulcani intorno alla città.
Oggi invece la popolazione della zona è divenuta meno religiosa ma più fatalista. Consci dei rischi che corrono ogni giorno tra eruzioni vulcaniche e sismi catastrofici, vivono serenamente godendo della fertilità che solo la loro valle può dare e seguendo un unico mantra: nessuno muore prima della sua ora.

I Bobi

Il deserto peruviano – la costa

In questi primi giorni di tour stiamo visitando le città ubicate lungo la costa del Perù, a partire dalla capitale Lima, grandissima, affollata e caotica come ci si aspetterebbe, per continuare con la regione di Ica che include centri come Paracas e Nasca.
Capitale a parte, sono tutti piccoli centri (pensate che Nasca, pur essendo una delle più turistiche città peruviane, è così piccola che non ha nemmeno mezzi pubblici) in cui la gente vive una vita modesta, qualche botteghina qui e lì, abitazioni basse e semplici e molto sviluppo collegato al turismo. Tuttavia, tutti questi centri sono accomunati più che altro da un aspetto che ci ha colpito moltissimo: il deserto.
Infatti, la costa peruviana, ovvero quella sottilissima striscia di terreno schiacciata tra l’Oceano Pacifico burrascoso (di ‘pacifico’ non ha niente) e l’altissima catena montuosa delle Ande (che ti fa sentire piccolo piccolo) è praticamente completamente desertica a causa dell’assenza quasi totale di piogge (a Nazca piove 0,2mm di acqua all’anno).


Come facevano e come fanno le popolazioni quindi a sopravvivere? Beh oggi l’irrigazione artificiale aiuta molto ma fino a non molti decenni fa la popolazione sopravviveva sfruttando i mesi dell’anno in cui dalle montagne scorrevano a mare i corsi d’acqua creati dalle forti piogge estive presenti ad alta quota (non neve, a causa della latitudine la neve in Perù si vede solo oltre i 5200 metri slm). Questo però implicava che solo piccole zone venivano fruttate ed il resto veniva lasciato al deserto. E noi abbiamo visto deserto di ogni tipo…dalle dune colorate dai minerali del parco nazionale di Paracas…alle enormi dune sabbiose poste tutte intorno alla città e alla piccola oasi di Ica…al deserto di sassi di Nazca (sul quale sono state tracciate le linee, vedi post precedente, e che è sovrastato da una enorme duna di sabbia di più di 2000mt!).

 

 


Ma quello che forse è ancora più particolare è che questi deserti non hanno un clima veramente secco. Quello che succede, infatti, è che il calore del sole equatoriale scalda l’oceano pacifico (che nella zona è molto freddo a causa della corrente proveniente dall’antartide) generando delle nebbie e pioggerelline sottili (chiamate garua) presenti per gran parte della giornata e che scompaiono subito appena si sale un pochino di quota (Nazca, per esempio, che è 500mt slm, nel pomeriggio, rivede il sole tipico del deserto).


Sapete quando i peruviani dicono che il cielo sia limpido sulla costa? Subito dopo un sisma…e qui purtroppo ce ne sono parecchi…ma questa è un’altra storia che vi racconteremo più avanti.
Noi, per ora, preferiamo tenerci la nebbia ed evitare traballamenti improvvisi 😛

 

Bobi